lunedì 27 febbraio 2012

Un libro vive quando lo leggi


The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore 
2011
William Joyce regista
Brandon Oldenburg co-regista
William Joyce sceneggiatore


Questo corto ha vinto l'Oscar, ieri. Buona visione e buona settimana.

giovedì 2 febbraio 2012

dedicato alla mia poetessa dell'anima

AMORE A PRIMA VISTA
Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E’ bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.
Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da molto tempo potevano incrociarsi ?
Vorrei chiedere loro
se non ricordano-
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole ?
uno scusi nella ressa ?
un ha sbagliato numero nella cornetta ?
-ma conosco la risposta.
No, non ricordano.
Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.
Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava e allontanava,
tagliava loro la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.
Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla a un’altra ?
Qualcosa fu perduto e qualcosa fu raccolto.
Chissà, forse già la palla
tra i cespugli dell’infanzia ?
Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava su un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
Subito confuso al risveglio.
Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

Wislawa Szymborska
Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1 febbraio 2012

venerdì 6 gennaio 2012

valeriooooo... intermezzo allegro andante


Mauro è venuto a trovarmi a Roma poco prima di Natale. Purtroppo Vita è rimasta bloccata a Bologna. Avevo preparato un tour proprio per loro due. Mauro voleva vedere la mostra di Fotografia di Mc Curry alla Pelanda, dietro casa mia, per cui dopo una colazione ristoratrice e una bella grandinata, ci siamo immersi in un mondo multicolore. Ogni foto era un racconto. L'ho portato a mangiare nella mia trattoria preferita di Trastevere e poi nella Libreria del Viaggiatore e un po' in giro per i miei rioni preferiti. Il the di fronte al colosseo ha chiuso la nostra giornata romana.
Monica, invece, è venuta a trovarmi rientrando dall'Umbria, dove abbiamo seriamente rischiato di incontrarci per caso. Il 2012 è iniziato con la giusta dose alcolica, gastronomica e ironica!
Il tema "incontri" delle mie scritture, di cui le parlavo, ha preso una piega inaspettata e differente rispetto al mio angolo di visuale..e questo, credo, solo grazie al suo influsso!
Valerio l'abbiamo incrociato tre volte su Ponte Sisto mentre girava una scena con un misterioso sacchetto rosso in una mano: una camminata con sguardo drammatico, malgrado Monica, me, mia sorella Marina e soprattutto mio zio Luigi che gridava "a Valeriooo, qua c'è Claudiaaaa!". E va bene, eravamo brilli dopo un doppio aperitivo in una enoteca che ho scoperto e che non mollo più. L'ho dichiarato subito, esponendomi come al solito al pubblico ludibrio:  a me Valerio piace, è bravo e poi ha quel mix di travaglio interiore e ironia sorniona tutta negli occhi vispi e scuri e così mi sono guadagnata un occhiolino, che mi sentivo una quindicenne.
Non potevamo credere ai nostri occhi, invece, quando in un bar di Monti, dopo neanche 24 ore io e Monica ci sedevamo per un panino ed è arrivato Stefano. 
Stefano lo adoro. Ascoltarlo suonare, parlare, giocare, è un puro piacere che non mi stanca MAI..Non aggiungo altro, riguardo all'incontro. Ero completamente rimbecillita dalla sua presenza.
Per fortuna ci siamo immerse nella pittura sovietica novecentesca in una mostra  bellissima che ho voluto rivedere con Monica, così da fissare delle emozioni che alcuni artisti avevano suscitato in me la prima volta. Ci ha colto la pioggia.
Abbiamo deciso di concentrarci e provare ad orientare i futuri incontri, stabilendo un patto che alla fine non abbiamo neanche mantenuto ..sostanzialmente perchè le condizioni verificatesi non erano aderenti alle nostre concordate aspettative.
Diciamo che Luca non era assolutamente uno dei desideri da noi espressi e vederlo spiaccicarsi contro la vetrata vintage del Bartaruga al Ghetto ci ha anche un po' spaventate. Incontrare lui piuttosto che Marzullo  non cambiava assai, per noi. Il patto lo escludeva e ci siamo buttate sul nostro aperitivo e immerse nelle nostre chiacchiere.
Quando, però, Gianrico ha fatto il suo ingresso nel ristorante kosher dove avevamo deciso di festeggiare l'ultima sera insieme, ci ha colte con forchetta e coltello in un delicato intervento di chirurgia su un carciofo alla giudea croccante e fumante e...beh, lì abbiamo deciso che Vita doveva assolutamente essere con noi.
Abbiamo mollato gli antipasti - tranne il suddetto carciofo, che non potevamo certo lasciare a metà dell'operazione - un pinot nero israeliano (mi pare, Monica), una coppia accanto a noi basita (fino a quel momento) e credo che i camerieri abbiano persino creduto che volessimo scappare.
Tra le nostre risate e la promessa di raccontarvi una rocambolesca infilata di incontri, come ho detto in apertura, il 2012 è iniziato allegramente.

 Non è che sia difficile incontrare qualche volto noto, qui a Roma...era curioso il fatto che appena giravamo l'angolo spuntava un interessante esemplare che non ci era affatto indifferente...

Ecco, in una fredda-friday night di febbraio, con una nevicata davanti alla mia finestra, ho deciso di pubblicare questo post vecchio...mi dispiace solo di essere sempre io a pubblicare ultimamente, non ne potrete più. Speravo, in effetti che qualcuno pubblicasse qualcosa dopo il mio "suk", ma niente, ragazzi...inoltre il tono scanzonato e leggero di questo post non so se si addica al nostro Merlo...

Ciliegina finale.

Incontri
...la vedete la Gainsbourg? Praticamente la mia versione cinematografica. Le dovrei chiedere i diritti per le espressioni e per le diverse goffagini che mostra. Certo, direte voi, ma Johnny Depp l'hai incontrato? Non ancora.



mercoledì 14 dicembre 2011

il suk






Ebbene si, l’ho lasciato “nature”. Al primo che dice che questo è disordine creativo, rispondo con un caffè pagato. Soffro di un disturbo di accumulo, che ciclicamente si alterna con la pericolosa sindrome “pulizie di pasqua”. Non conosco mezze stagioni: o c’è un ordine inquietante oppure un rassicurante bazaar. Considerate che quello che vedete qui raffigurato ha appena superato un riordino, la settimana scorsa, per impossibilità di manovre e pericolo di crolli.
Il mio studio attuale l’ho ricavato nella stanza di servizio attigua alla cucina, un cubetto luminosissimo, affacciato su un ampio cortile interno. Posizione strategica, vicino alle vie di fuga, alla cambusa e dotato anche di balcone e bagno: in pratica una tana completa ed autosufficiente. Manca solo un giaciglio, per fortuna non c’è spazio.
Il tavolo ampio mi consente di poter lavorare al mio pc fisso (con monitor, fondamentale per disegnare al cad senza perdere altre diottrie) e parallelamente avere dello spazio libero sulla sinistra, dato che sono mancina, per schizzare, scrivere, tenere fogli o manuali per consultazione. Il tavolo era già qui, prima che io arrivassi e, seppur da me un po’ snobbato, ammetto che assolve alla sua funzione egregiamente,tanto da meritare un restyling, previsto per la collezione primavera estate 2012.
La profusione di sedie originali in plastica anni 70 (qui ne vedete solo tre) la devo a mio padre: quando è andato in pensione e ha sgomberato il suo studio medico, ha tenuto le sedie della sala d’attesa .. e delle poltrone molto pop, verde brillante, che ora arredano il mio salotto. Il pezzo forte, però, è Boby, un carrello multitasking della stessa epoca che invece mi regalò mio nonno. Era suo e mi ha accompagnato per tutta l’università fino ad oggi, raccogliendo strumenti che oggi non si usano più come un tempo: rotoli di carta lucida, rotring, compassi, squadrette, righe, goniometri, la campana per fare la punta alle mine, portamine, normografi, curvilinee, retini, lamette…ecc. Ho nascosto, fra questi strumenti che naturalmente conservo (avevate dubbi?), poesie, citazioni, frasi , foto e ricordi. Sono una inguaribile nostalgica e adoro trovare inaspettatamente delle cose che non c’entrano niente dentro ai cassetti, funzionali ad un ricambio idrico ciclico (presente il troppo-pieno della cassetta del water?).
Come potete notare, lo spazio a sinistra del tavolo, di cui sopra, è occupato dal portatile, lo strumento che prediligo per scrivere. Infatti, se è vero che ho sempre con me almeno un taccuino e una bic per appuntare delle cose o per scrivere di getto quello che ho sulla punta delle dita, è al computer che riesco a dar forma ai miei scritti. Sarà poco poetico, ma è la realtà. Due scatoline di latta fanno da portapenne e portamatite..mentre un barattolo di conserva contiene i pennelli. La cartina aperta era di una rassegna di fotografia sparsa in vari atelier romani, che stavo spulciando. Le foto sul davanzale ritraggono Luca al mare in Calabria a tre anni, mio nonno Riccardo, mentre le due cartoline alla parete sono le opere di due artisti: la scultura di donna è di una mia zia. Foto, acquerelli, appunti, biglietti, caramelle … sul pc una foto della casa alla Rocca..cui sono particolarmente legata e teatro di numerosi miei scritti.
Generalmente, fuori casa, scrivo a mano al tavolino di un caffè solo se sono in viaggio e, se per caso mi capita qui in città, mi sembra di stare in vacanza (o di starmi concedendo un gran lusso). E’ capitato su una panchina in un parco, ma lo trovo scomodo, anche se non sempre posso accovacciarmi a terra, cosa che preferisco. Qualche volta scrivo al centro sportivo dell’Oratorio San Paolo, mentre aspetto Luca che gioca a basket, in mezzo ad una moltitudine di ragazzi, ragazzini, genitori e allenatori, impegnati in elaborazioni tattiche e discussioni metodologiche. Mi piace molto l'ambiente sportivo e trovo che ci sia un'aria stimolante e positiva. In treno, in nave, in aereo (lì però è terapeutico, mi aiuta a superare le mie paure, distraendomi) c’è sempre un momento dedicato alla scrittura, a suo tempo in barca, a prua da sola contro il mare, declinazione del mio posto preferito, sulla sabbia o su uno scoglio, in qualsiasi stagione, ma a patto che tra me e il mare ci siano solo la penna e la carta.

martedì 13 dicembre 2011

Elogio dei piedi


Perchè reggono l'intero peso

Perchè sanno tenersi su appoggi e appigli minimi

Perchè sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare

Perchè portano via

Perchè sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta

Perchè sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali

Perchè scalzi sono belli

Perchè sanno piantarsi in mezzo alla strada come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica

Perchè sanno giocare con la palla e sanno nuotare

Perchè per qualche popolo pratico erano un'unità di misura

Perchè quelli di donna facevano friggere i versi di Puskin

Perchè gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante

Perchè sanno pregare dondolandosi davanti ad un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio

Perchè mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo

Perchè sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella

Perchè non sanno annusare e non impugnano armi

Perchè sono stati crocifissi

Perchè anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l'appoggio

Perchè come le capre amano il sale

Perchè non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.


da Altre prove di risposta di Erri de Luca, Napoli 2008


giovedì 8 dicembre 2011

Bologna ombelico di tutto

Così cantava Guccini. Già. Che sorpresa incontrare per caso anche Carlo al commovente ultimo concerto del maestrone tenutosi in città. Lui, Guccini, comincia baldanzoso, è passato del tempo da quel 1961, da quando a piedi attraversava Bologna da via Massarenti a via Saragozza. Quella Bologna provinciale ma Parigi minore. Bologna con Sartre e Boudelaire, e con lui professore che alle sei del mattino cantava i suoi vecchi in via Paolo Fabbri 43. Poi la sera in via de' Poeti l'illusione di capire Orazio senza aver ancora capito la sua cultura fasulla, senza avere ancora capito questa cosa che si chiama Vita.