Ebbene si, l’ho lasciato “nature”. Al primo che dice che questo è disordine creativo, rispondo con un caffè pagato. Soffro di un disturbo di accumulo, che ciclicamente si alterna con la pericolosa sindrome “pulizie di pasqua”. Non conosco mezze stagioni: o c’è un ordine inquietante oppure un rassicurante bazaar. Considerate che quello che vedete qui raffigurato ha appena superato un riordino, la settimana scorsa, per impossibilità di manovre e pericolo di crolli.
Il mio studio attuale l’ho ricavato nella stanza di servizio attigua alla cucina, un cubetto luminosissimo, affacciato su un ampio cortile interno. Posizione strategica, vicino alle vie di fuga, alla cambusa e dotato anche di balcone e bagno: in pratica una tana completa ed autosufficiente. Manca solo un giaciglio, per fortuna non c’è spazio.
Il tavolo ampio mi consente di poter lavorare al mio pc fisso (con monitor, fondamentale per disegnare al cad senza perdere altre diottrie) e parallelamente avere dello spazio libero sulla sinistra, dato che sono mancina, per schizzare, scrivere, tenere fogli o manuali per consultazione. Il tavolo era già qui, prima che io arrivassi e, seppur da me un po’ snobbato, ammetto che assolve alla sua funzione egregiamente,tanto da meritare un restyling, previsto per la collezione primavera estate 2012.
La profusione di sedie originali in plastica anni 70 (qui ne vedete solo tre) la devo a mio padre: quando è andato in pensione e ha sgomberato il suo studio medico, ha tenuto le sedie della sala d’attesa .. e delle poltrone molto pop, verde brillante, che ora arredano il mio salotto. Il pezzo forte, però, è Boby, un carrello multitasking della stessa epoca che invece mi regalò mio nonno. Era suo e mi ha accompagnato per tutta l’università fino ad oggi, raccogliendo strumenti che oggi non si usano più come un tempo: rotoli di carta lucida, rotring, compassi, squadrette, righe, goniometri, la campana per fare la punta alle mine, portamine, normografi, curvilinee, retini, lamette…ecc. Ho nascosto, fra questi strumenti che naturalmente conservo (avevate dubbi?), poesie, citazioni, frasi , foto e ricordi. Sono una inguaribile nostalgica e adoro trovare inaspettatamente delle cose che non c’entrano niente dentro ai cassetti, funzionali ad un ricambio idrico ciclico (presente il troppo-pieno della cassetta del water?).
Come potete notare, lo spazio a sinistra del tavolo, di cui sopra, è occupato dal portatile, lo strumento che prediligo per scrivere. Infatti, se è vero che ho sempre con me almeno un taccuino e una bic per appuntare delle cose o per scrivere di getto quello che ho sulla punta delle dita, è al computer che riesco a dar forma ai miei scritti. Sarà poco poetico, ma è la realtà. Due scatoline di latta fanno da portapenne e portamatite..mentre un barattolo di conserva contiene i pennelli. La cartina aperta era di una rassegna di fotografia sparsa in vari atelier romani, che stavo spulciando. Le foto sul davanzale ritraggono Luca al mare in Calabria a tre anni, mio nonno Riccardo, mentre le due cartoline alla parete sono le opere di due artisti: la scultura di donna è di una mia zia. Foto, acquerelli, appunti, biglietti, caramelle … sul pc una foto della casa alla Rocca..cui sono particolarmente legata e teatro di numerosi miei scritti.
Generalmente, fuori casa, scrivo a mano al tavolino di un caffè solo se sono in viaggio e, se per caso mi capita qui in città, mi sembra di stare in vacanza (o di starmi concedendo un gran lusso). E’ capitato su una panchina in un parco, ma lo trovo scomodo, anche se non sempre posso accovacciarmi a terra, cosa che preferisco. Qualche volta scrivo al centro sportivo dell’Oratorio San Paolo, mentre aspetto Luca che gioca a basket, in mezzo ad una moltitudine di ragazzi, ragazzini, genitori e allenatori, impegnati in elaborazioni tattiche e discussioni metodologiche. Mi piace molto l'ambiente sportivo e trovo che ci sia un'aria stimolante e positiva. In treno, in nave, in aereo (lì però è terapeutico, mi aiuta a superare le mie paure, distraendomi) c’è sempre un momento dedicato alla scrittura, a suo tempo in barca, a prua da sola contro il mare, declinazione del mio posto preferito, sulla sabbia o su uno scoglio, in qualsiasi stagione, ma a patto che tra me e il mare ci siano solo la penna e la carta.

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