sabato 23 giugno 2012

la mappatella di Vita




La Scuola modicana aveva richiesto ai partecipanti la mappa dell'anima all'arrivo. La classe degli scrittori tralasciò la richiesta, dedicandosi completamente all'altra richiesta, descrivere il viaggio peggiore. I carnettisti portarono ognuno la propria mappa. Mi colpì che la gran parte di loro l'avesse rappresentata come un'isola. Un'isola florida, difficilissima da raggiungere, nell'oceano sperduto, con scale senza fine o ponti sospesi nel niente. Ci pensai alla mia mappa dell'anima, a quale poteva essere. Me l'ero immaginata stellare. Al centro Cassiopea, le gentile Signora in posizione scomoda da quando gli dei l'avevano sbattuta nel cielo come ammonimento per gli uomini. La vanità non conviene! Appunto, sono cauta. Ma Cassiopea è una grande M capovolta ed è composta da tredici stelle. Come dire? Dimmi come ti chiami e da quale famiglia provieni e ti dirò che costellazione sei. Poi nella mappa avrei aggiunto sicuramente due Soli, quei figli che bruciano come un giorno d'estate e che pure aspetti; una Luna, argentea che avvolge tutti gli umori; una Terra di relazioni da cui trarre nutrimento. Eccolo il Mondo perfetto. Capitò una sera d'agosto del 2002. Seduta in terra, qualcuno all'improvviso deve aver lasciato aprire un fazzoletto di stelle su questo Mondo, sul mio Mondo. Mi prese un vuoto allo stomaco, una paura formidabile, un desiderio improvviso, le sentivo in pancia quelle stelle cadute. Sarà nata lì l'idea della mappa stellare, o della mappatella, quell'involto che era il pasto di contadini o di gitanti. Ed io contadina e gitante certo lo sono. E dei sentimenti ancora mi nutro. Sono tutti in pancia, eccoli. Un figlio, un amore, un lutto, una delusione, un'attesa, un rimprovero, una gioia, una soddisfazione. Si finisce sempre per non mangiare. E' quando le stelline puntute, rovesciate, prendono spazio nello stomaco.



mercoledì 16 maggio 2012

Ttino Passulino



Vieni! gli aveva detto la tartaruga. Ti faccio vedere com'è divertente. Sono grandi ma davanti al mio guscio non possono fare niente.
Il mio guscio non è ancora duro come il tuo, rispose il piccolino, ignaro che lui il guscio non lo avrebbe mai neppure avuto. Ma curioso com'era la seguì.
Si avvicinarono ad una tana mai vista da dove sbucarono due grosse figure che la compagna impertinente spiegò essere due cani. Poi sbucò anche un'altra figura, su due zampe. La tartaruga non sapeva bene di che animale si trattasse ma sicuramente doveva essere la madre degli animali, disse. Il piccolino restò nascosto a guardare. La tartaruga con la corazza spavalda attraversò la veranda e si posizionò sotto il muso dei due cani, ben rintanata nel guscio. I cani la annusarono un po', poi si allontanarono sconsolati e perdenti.
Max! Hope! vi siete di nuovo fatti burlare da una tartaruga? doveva essere la madre.

CC, davvero non vuoi venire a pranzo? stiamo insieme per Pasqua...le chiese salutandola.
Grazie, BB, ci sono i bobulotti...ti chiamo nel caso, va bene?
Va bene...
Lo sapeva che tanto non la chiamava. CC faceva così. BB le diede un bacio e poi via dal contadino a scegliere il coniglio per il pranzo pasquale. Quando si trovò davanti ai conigli non ebbe cuore di sceglierne alcuno e se ne tornò desolata.
Si mangia bene anche con la verdura, pensò. Eppoi... magari quello che mi guardava era una madre che chissà se è riuscita a nascondere il suo piccolo...

Mamma! Mamma! la chiamava disperato. Mamma! Mamma...ho fame, ho freddo... E nel mentre chiamava la madre si avvicinava alla grande tana, quasi stregato dal suo stesso chiamare. Si accucciò dietro l'uscio chiuso e si addormentò.

Max e Hope già all'alba avevano annusato sotto la porta qualcosa. Abbaiavano e correvano dalla porta al letto, dal letto alla porta. CC si alzò a vedere. Aprì la porta e ...e tu, piccolino passulino, chi sei? Il coniglio neppure attese che lo si invitasse e quando CC lo prese in braccio fu chiaro che avrebbe succhiato di tutto per la fame.

Pronto? BB, ho un coniglietto! un leprottino! è Pasqua, capisci? ed è venuto un coniglio dietro la porta!
Che bello, CC! ...oggi t'avrei preparato un pranzo a base di verdure.
Cosa...?

Ttino Passulino è restato da CC. Ci sono solitudini piene. Pure favole moderne in città.





domenica 13 maggio 2012

Le Passanti

No. Non sono io.

L'autobus si è fermato al rosso di un semaforo. La strada è così stretta in quel punto che il portico è proprio di là dal vetro del finestrino e la gente a piedi cammina e si affianca con quella a bordo.

Ad ogni fermata dell'autobus alza lo sguardo da una lettura vera o finta, dipende. Oggi finta. E' uscita presto, ha provato più di un paio di scarpe, rosse, azzurre, nere. Nere. Voltandosi i capelli si muovono liberando l'odore del balsamo di una doccia di meno di due ore. Il suo cruccio sono le mani, ruvide e secche, poi anche i pensieri, ma i capelli no, neppure i bianchi che sono comparsi vicino alle tempie. S'immagina e si piace nel nero tagliato a metà, incorniciata dalla carrozzeria dell'autobus. Fa l'impiegata a milleduecento euro al mese.

E' sporca. Cammina piano, trascinando i piedi in un paio di pantofole bianche consumate. Magra, si volta senza che i capelli ne seguano il movimento per quanto sono sporchi. In mano una lattina di Heineken e la sciarpa rosso blu al collo. Non è freddo, ma era freddo stanotte, forse. Si ferma e la guarda. La mano senza la lattina, rossa d'alcool, saluta piano, riceve un sorriso, risponde con un bacio disperato. Si vergogna della sua intera figura. Il suo numero di cellulare è scritto nei bagni della stazione.

Quando scatta il verde ognuna vede allontanare l'altra. Ancora baci disperati e sorrisi di tenerezza si alternano riconosciuti in uno stesso pensiero, di passanti.

No. Non sono io.

sabato 14 aprile 2012

Non chiedeteci la parola


Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Eugenio Montale

mercoledì 21 marzo 2012

Avete scritto un racconto, un romanzo, un'opera e siete in cerca di editore? 
E' ora di mettervi in gioco!



lunedì 27 febbraio 2012

Un libro vive quando lo leggi


The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore 
2011
William Joyce regista
Brandon Oldenburg co-regista
William Joyce sceneggiatore


Questo corto ha vinto l'Oscar, ieri. Buona visione e buona settimana.